scritto da lanegralatrante il mercoledì, 09 luglio 2008 ,14:50

Senza neppure rendermene conto mi sono ritrovato sul sedile del passeggero di una Volkswagen Lupo blu, vecchissima, eravamo a via delle tre fontane al quartiere Eur, mi ci aveva portato lui, Angelo, mentre parlava. D'inverno è più bello, ci battono i travestiti e le puttane e tutto, tra il nevischio e gli ombrelli e i fuochi coi copertoni sembra migliore, in estate invece c'è il Gay Village e quindi è un po' la stessa cosa, solo con meno ormoni e più pilates.
" Dai, fermiamoci qui " disse accalorato improvvisamente poi, come a farmi capire meglio l'intensità del suo bruciante desiderio mi ha sbattuto giù la testa, direttamente sulla leva del cambio; con la testa così in basso non vedevo più nulla, sentivo soltanto: uno scalpiccio continuo e un vociare irritante, obliquo, brani di frasi sempre uguali sull'ultimo di Madonna e il clero, il clero comunque, devo aver sbattuto forte perchè la testa mi girava anche un po', comunque avrò fornito un'ottima performance se dopo nemmeno venti minuti di quello che la povera Oriana amava definire fellatio - " fa più chic cara e soprattutto più pendant con le lettere ad un bambino mai nato, che da quella parte lì non è mai nato nessuno di sicuro..." - si era formato un capannello di curiosi che alitavano sul vetro neanche fossero al festival del porno di Bologna con le ultime novità in fatto di vibratori e tante donne vere.
Abbiamo messo i moto e siamo fuggiti via, Angelo non la finiva più di darsi gran manate sul pancione da orso e di rimbrottarmi, era tutta colpa mia e poi lui era stanco di fare certe cose in macchina soltanto perchè io sto ancora uscendo da una storia importante e in casa chi mi piace davvero non ce lo porto più per scaramanzia.
Io un po' lo ascoltavo senza convinzione, un po' massaggiavo il torcicollo che mi premeva sulla cervicale, e un bel po' gongolavo: stava negando il desiderio, meglio, faceva ricadere su di me la colpa del desiderio che provava e che, giorno dopo giorno, lo sconfiggeva impedendogli lo sforzo razionale di prendere le distanze dall'idea di noi. Si vergognava di sè, ma per colpa mia: non poteva che essere l'amore.
Mi sono affrettato a dargli ragione, promettendogli che la prossima volta ci saremmo visti da me, al Pigneto ovviamente, Palazzo taverna e la Canonica di san Giovanni in Laterano restano per il momento i miei scannatoi di lusso e basta, non ci voglio estranei nè altri ricordi, a parte quello della sera in cui monsignor Bagnasco ed io abbiamo organizzato una tombola di beneficienza per i cardinali e il primo premio era una notte con Amanda Lear a parlare di Salvador Dalì e ad attaccare la coda all'asino.
" vabbè dài, non esagerare adesso " ha detto Angelo sorridendo poi, come se niente fosse, ha staccato una mano dal volante e me l' ha infilato nei calzoni, e poi un dito dentro mentre ancora stavo cercando di sintonizzare l'autoradio, e ha aggiunto disinvolto: " sei grande ".
Frase che, purtroppo, si può intendere in tanti, troppi modi.
Non so nemmeno come, siamo arrivati sulla spiaggia di Ostia, c'era ancora un baracchino aperto di quelli che vendono la frutta e le brioches calde, abbiamo mangiato qualcosa poi lui si è spogliato nudo e si è tuffato per un classico bagno al chiar di luna mentre io, impossibilitato a digerire come si deve tanto amore reciproco mi sono riparato dietro le dune, dove c'è il cartellone sei metri per dodici della sauna gay Riocasamia, e ho vomitato due cornetti. Di quelli con la marmellata di fragole.








